La materia prima del futuro? Le persone che sanno lavorare insieme
- 4 giorni fa
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Quando abbiamo letto il tema scelto per la prima edizione della Turin Future Week 2026, abbiamo sorriso.
Materia Prima.
Una definizione che, almeno all'apparenza, potrebbe far pensare a risorse, tecnologie, innovazione, infrastrutture o processi.
Approfondendo il significato scelto dagli organizzatori, abbiamo scoperto qualcosa che sentiamo profondamente vicino al nostro modo di lavorare: la materia prima del futuro non è fatta soltanto di strumenti o competenze tecniche.
È fatta di persone.
Di relazioni, di capacità di collaborare, di conoscenza condivisa e di leadership.
Ovvero di tutto ciò che permette a un gruppo di trasformare un'intenzione in un risultato.
La Turin Future Week nasce infatti con l'obiettivo di mettere in connessione le realtà innovative del territorio, creando occasioni di confronto, apprendimento e contaminazione tra imprese, professionisti, università, associazioni e cittadini.
Una settimana costruita dal basso, attraverso centinaia di eventi diffusi, per raccontare come prende forma il futuro della nostra città.
E noi di DGFLY ci siamo chiesti:
Quale contributo possiamo portare a questa riflessione?
La risposta è arrivata in modo naturale.
Se la materia prima del futuro sono le persone, allora il nostro compito è aiutarle a lavorare meglio insieme.
Per questo abbiamo deciso di essere presenti con tre eventi distinti, distribuiti su tre giornate.
Una scelta organizzativa e una scelta coerente con ciò che facciamo ogni giorno nelle aziende.
La crescita non avviene tutta in una volta. Avviene per gradi.
Attraverso momenti diversi di consapevolezza.
Attraverso esperienze che permettono alle persone di osservare ciò che normalmente rimane invisibile.
Primo giorno: Team Sprint
Il punto di partenza è sempre il team.
Spesso pensiamo di conoscere il modo in cui collaboriamo.
Pensiamo di sapere come comunichiamo, come decidiamo, come affrontiamo le difficoltà.
Poi arriva una sfida concreta.
Un obiettivo condiviso.
Un problema da risolvere insieme.
Ed emergono dinamiche che non avevamo mai notato.
Durante Team Sprint i partecipanti hanno potuto sperimentare in prima persona cosa accade quando un gruppo deve coordinarsi, prendere decisioni e raggiungere un risultato comune in tempi limitati.
Perché migliorare un team significa prima di tutto renderlo consapevole di come funziona davvero.
Secondo giorno: Missione Spazio
Una volta compreso il funzionamento di un gruppo in condizioni ordinarie, la domanda successiva diventa inevitabile:
cosa succede quando arriva la pressione?
Missione Spazio è nata proprio per questo.
Attraverso una simulazione immersiva ispirata alle dinamiche delle missioni spaziali, i partecipanti hanno affrontato problemi complessi, informazioni incomplete e decisioni da prendere rapidamente.
In questi momenti emergono con chiarezza comunicazione, leadership, fiducia, ascolto e gestione delle priorità.
È qui che diventano visibili le dinamiche reali di un team.
Quelle che spesso, nella quotidianità aziendale, restano nascoste.
Terzo giorno: Leadership sotto pressione
L'ultimo appuntamento è stato dedicato a chi ha la responsabilità di guidare persone.
Ma parlare di leadership sotto pressione significa affrontare un tema che non può essere osservato da un unico punto di vista.
Per questo abbiamo scelto di costruire una mattinata capace di integrare prospettive diverse e complementari.
Uno dei feedback che ci ha colpito di più al termine dell'evento è stato questo: 'Diversi punti di vista sul tema che ha restituito una prospettiva a tutto tondo'. Crediamo racchiuda perfettamente il senso della mattinata dedicata alla Leadership sotto pressione.
Perché quando la pressione aumenta, le decisioni non dipendono soltanto dalle competenze tecniche.
Entrano in gioco il modo in cui interpretiamo la realtà, la qualità delle relazioni, la nostra energia fisica e mentale, la capacità di adattarci agli imprevisti e persino il significato che attribuiamo alle difficoltà che incontriamo.
Davide Gaglione ha aperto l'incontro riportando l'attenzione su un principio fondamentale: la leadership non consiste nel controllare ogni dettaglio, ma nel creare le condizioni affinché le persone possano esprimere il meglio di sé.
Prima dei risultati, delle performance e dei KPI esiste infatti un sistema che rende possibili quei risultati: la qualità delle relazioni, il coinvolgimento delle persone, la comunicazione, la responsabilità condivisa e la capacità di lavorare realmente come una squadra.
Monica Ferramosca ha accompagnato i partecipanti in una riflessione sul ruolo delle emozioni nei processi decisionali. Ogni giorno prendiamo decisioni influenzati da convinzioni, interpretazioni e stati emotivi che spesso non riconosciamo nemmeno. La vera autoconsapevolezza nasce proprio dalla capacità di osservare queste dinamiche e trasformarle in informazioni utili per scegliere con maggiore lucidità.
Federico Frulloni ha acceso i riflettori su un aspetto troppo spesso sottovalutato: il benessere di chi guida. Stress cronico, affaticamento mentale, burnout e decision fatigue non rappresentano soltanto un problema personale, ma influenzano direttamente la qualità delle decisioni e la capacità di essere presenti per il proprio team. Monitoriamo costantemente numeri e performance; molto meno frequentemente monitoriamo il sistema biologico che rende possibili quei risultati.
A chiudere la mattinata è stato Paolo Fresi con una testimonianza intensa e autentica. Una frase, in particolare, è rimasta impressa a molti partecipanti:
"Le matite spezzate colorano ancora."
Un'immagine semplice ma potente, capace di raccontare il valore della resilienza, dell'adattamento e della possibilità di continuare a generare valore anche quando la vita cambia radicalmente i piani che avevamo immaginato.
Il messaggio emerso dall'intera mattinata è stato chiaro.
La leadership sotto pressione nasce dall'incontro tra consapevolezza, lucidità, cura di sé, collaborazione e capacità di adattamento.
La leadership del futuro non apparterrà a chi saprà resistere di più.
Apparterrà a chi riuscirà a rimanere presente, umano e lucido anche quando la complessità aumenta.
La soddisfazione più grande
Abbiamo scelto questa esperienza con entusiasmo.
Ne usciamo con ancora più energia.
Le sale non erano stracolme, ma piene nel modo giusto. Piene di persone curiose.
Di professionisti che non ci conoscevano e hanno scelto di dedicarci il loro tempo.
Di partecipanti che si sono messi in gioco.
Di domande, riflessioni, confronti e scambi autentici.
Le attività hanno potuto svolgersi con il giusto equilibrio tra coinvolgimento, approfondimento e condivisione.
Soprattutto ci hanno regalato ciò che per noi rappresenta il vero indicatore di successo: i sorrisi all'uscita, gli sguardi soddisfatti, le conversazioni che continuavano anche dopo la fine degli eventi.
Quelle sono le tracce più concrete del valore generato.
Dietro ogni evento c'è un team
C'è un ultimo aspetto che vogliamo condividere.
Per la prima volta DGFLY ha progettato e realizzato una vera e propria tre giorni composta da eventi differenti, complementari e collegati tra loro.
Dietro ogni dettaglio, ogni esercitazione, ogni allestimento e ogni momento di confronto c'era l'intero team DGFLY.
È stato bello creare insieme.
Preparare insieme.
Vivere insieme.
Supportarci nei momenti di maggiore intensità.
Perché il nostro lavoro consiste nell'aiutare i team a funzionare meglio.
Questa settimana ci ha ricordato ancora una volta quanto sia importante vivere in prima persona ciò che insegniamo agli altri.
La Turin Future Week parlava di Materia Prima. Noi abbiamo avuto la conferma di ciò che crediamo da sempre. La materia prima più preziosa non sono le tecnologie, ne i processi, nemmeno (solo) gli strumenti... Sono le persone.
E quando imparano a lavorare insieme, il loro potenziale si moltiplica.
Da soli si può arrivare lontano.
Ma è insieme che si costruisce davvero il futuro.




































































































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