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AI e Fattore Umano: più veloci, ma verso dove?

30 set
Tempo di lettura: 5 min

Persone, team e performance nell’era dell’Intelligenza Artificiale

Contaminazione.


È una delle prime parole emerse durante Mind Machines, l’incontro ospitato alle OGR di Torino, svoltosi ieri sera, dedicato all’impatto dell’Intelligenza Artificiale sui sistemi produttivi dal titolo "Dialoghi sull’Intelligenza Artificiale e Industrie creative: il futuro della creatività tra Made in Italy e intelligenza artificiale".


Contaminazione tra tecnica, industria e creatività. Tra mondi, linguaggi, culture e sensibilità differenti. E' da qui che è partito l'evento.


Perché mentre l’Intelligenza Artificiale aumenta la nostra capacità di elaborare dati, generare alternative, automatizzare attività e comprimere tempi operativi, contemporaneamente ci pone davanti a una domanda profondamente umana:

che cosa dobbiamo continuare ad allenare nelle persone affinché questa accelerazione generi davvero valore?


La complessità non va eliminata. Va attraversata.


Dal confronto tra le esperienze di Alessi, Pininfarina e Pattern Group è emerso più volte il valore della diversità.


Personalità, culture, linguaggi, generazioni, competenze e sensibilità differenti non rappresentano necessariamente un ostacolo da uniformare. Possono diventare materia prima.


Attenzione: la diversità, da sola, non genera innovazione.

Per trasformarsi in valore ha bisogno di interazione.


Servono luoghi e modalità attraverso cui punti di vista differenti possano incontrarsi, comprendersi, contaminarsi e, quando necessario, anche scontrarsi.


L'attrito non è necessariamente qualcosa da eliminare.


Un’organizzazione nella quale nessuno mette in discussione un dato, un’interpretazione o una decisione può forse procedere più velocemente. Non necessariamente sta procedendo meglio.


Il pensiero critico nasce anche dalla possibilità di formulare domande, portare prospettive differenti, far emergere zone d’ombra e mettere alla prova ciò che sembra già acquisito.


Ed è interessante che proprio nell’epoca delle risposte sempre più veloci torni ad assumere valore una capacità antica: saper fare le domande. Unitamente a una skill molto human: saperle fare giuste.


L’AI accorcia la timeline. Ma il pensiero ha bisogno di tempo.


Un altro passaggio emerso durante il confronto riguarda il tempo.


L’AI può comprimere drasticamente alcune fasi del processo. Può produrre, elaborare, confrontare e restituire in pochi istanti ciò che prima richiedeva ore o giorni.


E' emerso che non tutto ciò che richiede tempo è inefficiente.

Un’idea “densa di pensiero” ha bisogno anche di sedimentazione, confronto, tentativi, errori, esperienza.


E il tempo recuperato grazie alla tecnologia non si trasforma automaticamente in tempo per pensare, rigenerarsi o creare.

Molto spesso viene semplicemente riempito da altre attività.


Qui si apre un paradosso interessante: più diventiamo capaci di accelerare, più dobbiamo imparare a scegliere consapevolmente dove non accelerare.


Perché briefing, confronto, feedback, debriefing, osservazione e riflessione possono sembrare rallentamenti quando vengono misurati esclusivamente attraverso la velocità.


Eppure sono proprio alcuni dei momenti nei quali un team costruisce consapevolezza condivisa, intercetta segnali deboli, mette in discussione assunzioni e migliora la qualità delle proprie decisioni.


La macchina velocizza. L’essere umano unisce i puntini.


Un ulteriore spunto emerso riguarda il rapporto tra strumento e pensiero.


L’Intelligenza Artificiale democratizza strumenti potentissimi.

Diventa evidente che poter generare qualcosa non significa necessariamente averne compreso il significato.


Esperienza, errori, studio, sensibilità e conoscenza costruita sul campo contribuiscono a quella capacità umana che chiamiamo discernimento: distinguere ciò che è semplicemente possibile da ciò che è opportuno; ciò che è formalmente corretto da ciò che è coerente con un contesto, un’identità, un cliente, una cultura.


Nel lusso e nell’altissimo di gamma, ad esempio, “qualità” non è necessariamente una definizione standardizzabile. Richiede comprensione del cliente, attenzione, cultura, esperienza. E richiede dati di qualità.

Ma anche questo apre un’altra questione: da dove arrivano quei dati?


Prima di diventare informazioni elaborate da un algoritmo, molti dati nascono da osservazioni, conversazioni, esperienze, interpretazioni e decisioni umane.


La qualità di ciò che affidiamo all’AI dipende quindi anche dalla qualità del sistema umano che lo ha generato.


Se aumentiamo la velocità, dobbiamo allenare la capacità di gestirla


Questo porta il tema direttamente dentro le organizzazioni.


Un team che dispone di strumenti più potenti non diventa automaticamente un team più efficace.


Se aumenta la velocità con cui arrivano informazioni e alternative, diventano ancora più importanti capacità come critical thinking, decision making, comunicazione, gestione della pressione, feedback, challenge e accountability.


Occorre saper mettere in discussione un output.

Confrontare interpretazioni.

Dire “non sono d’accordo” quando serve.

Riconoscere un’anomalia.

Gestire l’incertezza.

Assumersi la responsabilità di una decisione.

Comunicare un’informazione critica in modo che non sia soltanto trasmessa, ma realmente compresa e integrata nell’azione.

Sono competenze profondamente umane.

E sono competenze che possono essere allenate.


Una relazione evolutiva, non sostitutiva


Forse allora la domanda non è se l’Intelligenza Artificiale sostituirà l’essere umano.

Una domanda più interessante potrebbe essere: come possiamo costruire con l’AI una relazione evolutiva e non semplicemente sostitutiva?


Una possibile risposta passa proprio dal Fattore Umano.


Più affidiamo alle macchine la capacità di elaborare, più abbiamo bisogno di allenare nelle persone la capacità di interpretare.

Più acceleriamo i processi, più dobbiamo allenare la capacità di decidere sotto pressione.

Più strumenti abbiamo per produrre risposte, più diventa importante saper formulare domande.

Più possiamo lavorare individualmente con strumenti estremamente potenti, più dobbiamo proteggere la qualità delle interazioni che permettono a competenze, generazioni e sensibilità differenti di contaminarsi.


Perché siamo ancora esseri umani.

Con esperienza e intuizione, ma anche fragilità, bias, paure, stanchezza, incertezze e vulnerabilità.


Il Fattore Umano consiste nel costruire sistemi, competenze e modalità di relazione capaci di gestirle, affinché le persone possano contribuire al meglio al risultato collettivo.

È un principio che l’aviazione conosce da tempo: tecnologia sempre più evoluta e Fattore Umano non sono due alternative. La performance nasce dalla qualità della loro interazione.


Ed è da questo principio che nasce anche il lavoro di DGFLY sui team: allenare consapevolezza, sinergia e cura di sé affinché competenze individuali, comunicazione, collaborazione, confronto e capacità decisionale possano trasformarsi in performance collettiva.


Questa è la vera opportunità dell’Intelligenza Artificiale: costringerci a diventare molto più consapevoli di ciò che vogliamo continuare a fare straordinariamente bene come esseri umani.


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DGFLY: allenare il Fattore Umano per migliorare il lavoro dei team


In DGFLY lavoriamo con aziende, manager, team leader e team per sviluppare il Fattore Umano e trasformare le competenze individuali in performance collettiva.

Lo facciamo attraverso un metodo ispirato al mondo aeronautico, dove tecnologia, procedure e persone devono necessariamente funzionare come un unico sistema.


Portiamo nelle organizzazioni strumenti e modalità di lavoro legati a team working, leadership, comunicazione, collaborazione, decision making, gestione della pressione, briefing e debriefing.


Lavoriamo prevalentemente in presenza, direttamente nelle aziende o attraverso esperienze formative e simulazioni, perché molte delle dinamiche che vogliamo allenare emergono proprio quando le persone interagiscono, decidono, comunicano e agiscono insieme.


Attraverso formazione esperienziale e coaching aiutiamo le persone a migliorare la qualità delle proprie interazioni, sviluppare maggiore consapevolezza e costruire team capaci di lavorare insieme in modo più efficace, soprattutto nei contesti complessi e ad alta pressione.


Perché strumenti e competenze sono fondamentali. Ma è il modo in cui le persone li mettono in relazione a trasformarli in risultato.


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DGFLY: allenare il Fattore Umano per migliorare il lavoro dei team


In DGFLY lavoriamo con aziende, manager, team leader e team per sviluppare il Fattore Umano e trasformare le competenze individuali in performance collettiva.


Lo facciamo attraverso un metodo ispirato al mondo aeronautico, dove tecnologia, procedure e persone devono necessariamente funzionare come un unico sistema. Portiamo nelle organizzazioni strumenti e modalità di lavoro legati a team working, leadership, comunicazione, collaborazione, decision making, gestione della pressione, briefing e debriefing.


Lavoriamo prevalentemente in presenza, direttamente nelle aziende o attraverso esperienze formative e simulazioni, perché molte delle dinamiche che vogliamo allenare emergono proprio quando le persone interagiscono, decidono, comunicano e agiscono insieme.


Attraverso formazione esperienziale e coaching aiutiamo le persone a migliorare la qualità delle proprie interazioni, sviluppare maggiore consapevolezza e costruire team capaci di lavorare insieme in modo più efficace, soprattutto nei contesti complessi e ad alta pressione.


Sappiamo che strumenti e competenze sono fondamentali. Ma è il modo in cui le persone li mettono in relazione a trasformarli in risultato.



 
 
 

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